“L’invitato” di Alberti: omaggio alla pop Art

“L’invitato” di Alberti: omaggio alla pop Art

Pagine: 221
Genere: Romanzo
Editore: Infinito Edizioni (Collana Narrativa)
Data di pubblicazione: gennaio 2018
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Sinossi
Tre amici, quelli di sempre. Leo, Kevin e Tom. Dopo anni di scorribande nella sonnolenta Trieste, la loro città, si separano per poi ritrovarsi a Vienna. Qui è Tom a convocare Leo – vero protagonista del libro – e Kevin, per coinvolgerli nel progetto di una galleria dedicata alla Pop Art. Ma, in un susseguirsi di colpi di scena e di innamoramenti, tra alcol, eccessi e grame figure, sempre sul filo dell’autoironia, devono via via fare i conti con le loro differenze caratteriali e con una stridente diversità di aspettative. Un disilluso affresco della nostra società in una Vienna che fa da cornice classica a uno stile pop.

“Che cosa ne pensi della nostra amicizia?”
“Direi che siete un brutto difetto. E come tutti i brutti difetti, è meglio imparare a conviverci”.
Ma più che a un brutto difetto, pensai che si trattasse di un terribile vizio.
Il che, è ancora peggio.

Una copertina che omaggia Steve Alan Kaufman e la sua Marilyn Monroe. Vienna, palcoscenico e platea. La Pop Art, colori e passione. Leo, Tom e Kevin, amici di turbolente scorribande nella nativa Trieste.

“L’invitato”, romanzo dalla scorrevole lettura, ci racconta di tre giovani ricchi di speranza che si ritrovano per lavorare alla crescita della galleria d’arte, la “PopArt Gallery”, che Tom ha fondato nella capitale austriaca. In un appartamento lussuoso i tre amici ricevono e intrattengono i più noti volti dell’alta società viennese, persone saccenti che non perdono occasione per provocare e criticare gli italiani, soprattutto Leonardo. Quest’ultimo, protagonista assoluto del romanzo, è egocentrico, vanesio, a tratti infantile, e non concede al lettore alcuna possibilità di risultare simpatico.

Non stupisce se sin dai primi capitoli i suoi incontri viennesi si rivelino inconsistenti. Un antieroe per eccellenza, nessuno può riuscire a fare il tifo per lui, eppure la lettura scorre veloce.

La vita è troppo corta per essere vissuta cinicamente. Una buona mediocre paghetta per farsi qualche regalino ogni tanto, non ripaga il vuoto che sia nell’animo. Aspirine! – dissi cucinandomi a lei con fremito – sono solo aspirine temporanee, che servono ad abbassare il grado di generica insoddisfazione nei confronti della propria esistenza. Ma il fatto di sentirsi importanti per qualcuno o di sfidare le sorti del proprio destino, beh questa è la medicina che ci può salvare dalla malattia della rassegnazione. Per farla corta, però – conclusi tornando sui miei passi. L’essere umano ha bisogno di sognare.

È un romanzo gradevolmente particolare quello di Massimiliano Alberti, reso differente anche da uno stile vagamente classico, forbito, specchio perfetto delle vicende atipiche dei personaggi.

“L’invitato” è un romanzo ironico e malinconico, mostra quanto sia difficile entrare a far parte del mondo lavorativo e culturale del nostro secolo e quanto sia ardua la ricerca del nostro posto nel mondo. È un romanzo dedicato all’arte, a cui però avrei destinato più spazio, sia alla galleria, quale luogo originario della storia, che alla Pop Art, quale musa ispiratrice, ma piacevole lettura estiva e un romanzo d’esordio di tutto rispetto.

L’autore

Massimiliano Alberti nasce a Trieste nel 1979. Prima della degli studi universitari, è assunto in una importante azienda del caffè. E se il miglior espresso deriva da un’attenta selezione, chicco per chicco, così studia altrettanto parola per parola. Nipote dello scultore Tristano Alberti, cresce fra i bozzetti, i quadri e le statue del nonno. Nel 2017, Infinito Edizioni pubblica L’invitato.